In una fase in cui la transizione energetica si intreccia sempre più con sicurezza economica e politica industriale, Federmanager e AIEE (Associazione italiana degli economisti dell’energia) mettono al centro del dibattito un punto preciso: la decarbonizzazione non può essere l’unico obiettivo. Serve porsi un traguardo più ambizioso: una “sicurezza energetica decarbonizzata”, capace di garantire continuità di fornitura, stabilità dei prezzi e competitività del sistema produttivo.
Il rapporto “L’energia nucleare e l’idrogeno per un futuro energetico a basse emissioni di carbonio” presentato a Roma il 24 febbraio 2026 presso la Sala Cinema Trevi, evidenzia una vulnerabilità strutturale del sistema Italia: un’eccessiva dipendenza dalle importazioni di energia. Oggi il Paese importa circa il 75% del proprio fabbisogno energetico, una delle quote più elevate tra le principali economie europee. In un contesto segnato da instabilità geopolitica, crisi dei prezzi e tensioni sulle catene di approvvigionamento, questa dipendenza non è un elemento congiunturale ma un fattore sistemico che incide direttamente sulla crescita e sulla tenuta industriale.
Il rapporto riconosce il ruolo centrale delle fonti rinnovabili per una transizione energetica sostenibile ma ne analizza anche i limiti tecnici. Solare ed eolico non producono energia in modo continuo e richiedono sistemi di accumulo su larga scala, fonti di backup e investimenti rilevanti nelle reti. Secondo le principali stime europee, lo sviluppo e l’adeguamento delle infrastrutture elettriche richiederanno investimenti per centinaia di miliardi di euro entro il 2030, a testimonianza della dimensione industriale della transizione.
In questo quadro si inserisce la riflessione sul nucleare, che il documento propone di riportare sul terreno della politica industriale e climatica. L’attenzione è rivolta alle tecnologie di nuova generazione – Small Modular Reactors (SMR) e Advanced Modular Reactors (AMR) – considerate opzioni strategiche di lungo periodo. A livello globale risultano oltre 70 progetti di SMR in sviluppo o fase dimostrativa, segno di un interesse crescente verso soluzioni modulari e flessibili.
L’altro pilastro dell’analisi è l’idrogeno, trattato con un approccio pragmatico. Il rapporto chiarisce che l’idrogeno non è una fonte primaria ma un vettore energetico, la cui produzione – soprattutto da rinnovabili – comporta perdite energetiche significative che possono raggiungere il 30-40% lungo la filiera e richiede infrastrutture dedicate. Per questo viene esclusa una visione generalista dell’idrogeno come soluzione universale e indicato un utilizzo selettivo nei settori industriali difficili da elettrificare, per l’accumulo energetico di lungo periodo e come complemento in sistemi energetici complessi.






